Le energie rinnovabili: riassunto in breve
Le energie rinnovabili sono energie prodotte da fonti naturali che si rigenerano più velocemente di quanto vengano consumate. Le principali sono sei: l’energia solare, l’energia eolica (vento), l’energia idroelettrica (acqua), l’energia geotermica (calore della Terra), le biomasse (materia organica) e l’energia marina. A differenza dei combustibili fossili sono inesauribili ed emettono pochissimi gas serra.
- Definizione: energia ottenuta da fonti naturali inesauribili (sole, vento, acqua, calore terrestre, materia organica), che non si esauriscono con l’uso;
- Quali sono: solare (fotovoltaica e termica), eolica, idroelettrica, geotermica, biomasse e marina;
- Contrario: energie non rinnovabili, cioè i combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale) e l’uranio, presenti in quantità limitate;
- Vantaggi: inesauribili, quasi zero emissioni di gas serra, costi in calo, indipendenza energetica;
- Svantaggi: intermittenza di sole e vento, necessità di sistemi di accumulo, investimento iniziale elevato;
- Dati chiave: nel 2025 coprono il 33,8% dell’elettricità mondiale (fonte Ember) e il 41% della domanda elettrica italiana (fonte Terna).
Cosa sono le energie rinnovabili? Definizione
Un’energia si dice rinnovabile quando proviene da una fonte che la natura ricostituisce in continuazione, alla stessa velocità con cui viene utilizzata: il sole, il vento, l’acqua, il calore del sottosuolo e la biomassa. Al contrario delle energie fossili (petrolio, carbone, gas naturale), una fonte rinnovabile è inesauribile su scala umana e la sua trasformazione in energia non emette, o emette pochissimi, gas a effetto serra.
Come le energie non rinnovabili, anche le rinnovabili possono produrre elettricità, calore, gas e carburante (chiamati rispettivamente biogas e biocarburante). Il loro sviluppo è uno dei pilastri della transizione energetica e della lotta contro il cambiamento climatico.
Rinnovabile, sostenibile o alternativa: che differenza c’è?
Questi tre aggettivi vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano concetti diversi. Un’energia rinnovabile si definisce in base alla fonte (che si rigenera), un’energia sostenibile in base all’impatto complessivo (ambientale, sociale ed economico), un’energia alternativa semplicemente per opposizione ai combustibili fossili.
| Concetto | Criterio | Esempi |
|---|---|---|
| Energia rinnovabile | La fonte si rigenera naturalmente e in continuazione | Solare, eolica, idroelettrica, geotermica, biomasse, marina |
| Energia sostenibile | Soddisfa i bisogni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future: fonte rinnovabile e impatto ridotto lungo tutto il ciclo di vita | Fotovoltaico su tetti esistenti, eolico ben integrato nel territorio |
| Energia alternativa | Qualsiasi fonte diversa dai combustibili fossili, rinnovabile o meno | Tutte le rinnovabili, ma anche il nucleare |
In sintesi: tutte le energie rinnovabili sono alternative, ma non tutte le energie alternative sono rinnovabili (il nucleare non lo è). E un’energia rinnovabile non è automaticamente sostenibile: una diga che distrugge un ecosistema produce energia rinnovabile ma poco sostenibile.
Energie rinnovabili ed energie non rinnovabili
Un’energia non rinnovabile, per contro, è prodotta dalla combustione di fonti fossili in via di esaurimento: carbone, petrolio, gas naturale. Anche se le riserve sono enormi, non sono infinite e diminuiscono di anno in anno.
Al ritmo attuale di consumo mondiale, secondo le stime di EDF le risorse fossili si esauriranno entro circa:
- 54 anni per il petrolio;
- 63 anni per il gas naturale;
- 100 anni per l’uranio;
- 112 anni per il carbone.
I combustibili fossili sono inoltre la principale causa delle emissioni mondiali di CO2, concentrate in gran parte nei paesi più inquinanti del pianeta. Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili è quindi indispensabile per limitare le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale.
Quali sono le energie rinnovabili? Le 6 fonti
Le energie rinnovabili derivano principalmente da cinque fonti naturali — sole, vento, acqua, calore della Terra e biomassa — alle quali si aggiunge l’energia del mare. Si distinguono così sei tipologie:
| Energia rinnovabile | Origine | Tecnologia | Applicazioni |
|---|---|---|---|
| Solare | Radiazione del sole | Pannelli fotovoltaici, collettori solari termici | Elettricità, riscaldamento, acqua calda |
| Eolica | Vento | Turbine eoliche onshore e offshore | Elettricità |
| Idroelettrica | Acqua | Dighe, centrali ad acqua fluente, pompaggi | Elettricità |
| Geotermica | Calore della Terra | Centrali geotermoelettriche, pompe di calore | Elettricità, riscaldamento, raffrescamento |
| Biomasse | Materia organica vegetale e animale | Combustione, impianti di biogas, biocarburanti | Elettricità, calore, trasporti |
| Marina | Maree, onde, correnti | Centrali mareomotrici, turbine sottomarine | Elettricità |
Energia solare
L’energia solare si ottiene dalla radiazione elettromagnetica del sole, una fonte naturale e inesauribile. È però un’energia intermittente: la produzione dipende dall’irraggiamento e si ferma di notte. Esistono due tipi di energia solare:
- l’energia solare fotovoltaica, cioè l’elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici;
- l’energia solare termica, cioè il calore generato dai collettori solari per riscaldare acqua e ambienti.
Il solare è la fonte rinnovabile che cresce più rapidamente al mondo: secondo l’IRENA, quasi tre quarti della nuova capacità rinnovabile installata nel 2025 è fotovoltaica. In Italia il fotovoltaico ha stabilito nel 2025 il suo record storico di produzione, con 44,3 TWh, diventando la prima fonte rinnovabile del mix elettrico nazionale (dati Terna).
Energia eolica
L’energia eolica sfrutta l’energia cinetica del vento tramite turbine che trasformano la rotazione delle pale in elettricità. Come il solare, è una fonte inesauribile ma intermittente, perché dipende dalla forza del vento.
Le turbine possono essere installate sulla terraferma (onshore) o in mare aperto (offshore): le prime sono più semplici ed economiche da realizzare, le seconde producono di più grazie a venti più costanti. In Italia l’eolico ha coperto il 6,9% della domanda elettrica nel 2025, con impianti concentrati soprattutto nel Sud e nelle isole.
Energia idroelettrica
L’energia idroelettrica si ottiene dallo sfruttamento del movimento dell’acqua attraverso dighe, bacini e corsi d’acqua: l’acqua in caduta o in corrente aziona turbine che generano elettricità. La produzione dipende dalle precipitazioni e dalla portata dei fiumi, per questo varia sensibilmente da un anno all’altro.
È la fonte rinnovabile storica dell’Italia, che con le sue centrali alpine e appenniniche ha coperto il 12,8% della domanda elettrica nel 2025, in calo rispetto al 16,3% del 2024, anno di piogge eccezionali (dati Terna).
Energia geotermica
L’energia geotermica sfrutta il calore naturale contenuto nel sottosuolo. A seconda della profondità e della temperatura del giacimento può produrre elettricità (centrali geotermoelettriche) oppure calore per il riscaldamento, anche tramite pompe di calore geotermiche.
Insieme alle biomasse è una delle poche rinnovabili non intermittenti: non dipende dalle condizioni meteorologiche. L’Italia è pioniera del settore: a Larderello, in Toscana, fu costruita nel 1904 la prima centrale geotermica al mondo, e l’area toscana resta oggi uno dei principali poli geotermici europei.
Biomasse e bioenergia
La bioenergia deriva dalla combustione o dalla fermentazione di materia organica di origine vegetale o animale: legna, scarti agricoli, rifiuti organici, reflui zootecnici. Può produrre elettricità, calore (stufe e caldaie a legna o pellet), biogas e biocarburanti per i trasporti.
È considerata rinnovabile a condizione che la risorsa venga rigenerata: il CO2 emesso dalla combustione è compensato da quello assorbito dalle piante durante la crescita, un meccanismo simile a quello per cui un albero assorbe CO2 per tutta la sua vita.
Energia marina
L’energia marina è la famiglia più giovane: sfrutta maree (energia mareomotrice), onde e correnti sottomarine per produrre elettricità. Le tecnologie sono ancora in fase di sviluppo e la produzione mondiale resta marginale, ma il potenziale teorico è enorme, soprattutto per i paesi con lunghe coste come l’Italia.
Vantaggi e svantaggi delle energie rinnovabili
I vantaggi delle energie rinnovabili
- Sono inesauribili su scala umana, al contrario delle fonti fossili destinate a esaurirsi;
- Emettono pochissimi gas a effetto serra e contribuiscono a ridurre il carbon footprint di famiglie e imprese;
- Rafforzano l’indipendenza energetica: produrre energia sul territorio riduce le importazioni di gas e petrolio;
- Hanno costi in forte calo: il fotovoltaico è oggi una delle fonti di elettricità più economiche al mondo e favorisce l’autoconsumo domestico;
- Creano posti di lavoro locali non delocalizzabili nell’installazione e nella manutenzione degli impianti.
Gli svantaggi delle energie rinnovabili
- L’intermittenza: solare ed eolico producono solo quando c’è sole o vento, senza orari garantiti;
- La necessità di sistemi di accumulo e reti elettriche potenziate per gestire una produzione variabile;
- Un investimento iniziale elevato per alcune installazioni (dighe, eolico offshore, geotermia profonda);
- Possibili impatti locali su paesaggio e biodiversità (bacini artificiali, parchi eolici), da valutare caso per caso.
Le energie rinnovabili nel mondo nel 2025
A livello globale le rinnovabili hanno superato due traguardi storici in due anni consecutivi. Nel 2024 hanno oltrepassato per la prima volta il 30% della produzione elettrica mondiale (32%); nel 2025 hanno raggiunto il 33,8%, superando il carbone (33,0%) per la prima volta nella storia moderna, secondo il Global Electricity Review di Ember.
Sul fronte degli impianti, nel 2025 il mondo ha installato un record di 692 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il parco globale a 5.149 GW secondo l’IRENA. Il solare fotovoltaico concentra da solo quasi tre quarti di queste nuove installazioni. Una crescita che accelera il percorso tracciato dagli accordi internazionali sul clima, dalla COP26 di Glasgow in poi.
Le energie rinnovabili in Italia: a che punto siamo
Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda elettrica italiana (311,3 TWh) e il 47,7% della produzione elettrica nazionale, secondo i dati di Terna. Il dato è in lieve calo rispetto al 2024, per effetto di due dinamiche opposte: il record storico del fotovoltaico (44,3 TWh) e il ritorno dell’idroelettrico a livelli normali dopo un 2024 eccezionalmente piovoso.
A maggio 2025 l’Italia ha toccato il suo massimo storico mensile: le rinnovabili hanno coperto il 56% della domanda elettrica, secondo Terna. Considerando tutti gli usi dell’energia (elettricità, calore, trasporti), la quota rinnovabile sui consumi finali lordi è però più bassa: circa il 20% nel 2024, secondo le stime del GSE.
Gli obiettivi del PNIEC per il 2030
Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), aggiornato dal Governo italiano nel 2024, fissa per il 2030 due obiettivi principali: portare le rinnovabili al 63,4% dei consumi elettrici e al 39,4% dei consumi finali lordi di energia (elettricità, riscaldamento e trasporti insieme).
La strada è ancora lunga: con il 41% di elettricità rinnovabile e circa il 20% sui consumi complessivi, l’Italia viaggia sotto la traiettoria prevista dal piano, che indicava già il 47,4% di elettricità rinnovabile per il 2025. Per colmare il divario servirà accelerare le nuove installazioni, soprattutto fotovoltaiche ed eoliche, e potenziare reti e sistemi di accumulo.
Come portare le energie rinnovabili a casa propria
Anche i singoli consumatori possono contribuire alla transizione energetica. Le due strade principali sono:
- installare impianti di produzione propri, come i pannelli fotovoltaici sul tetto, per autoconsumare energia solare e ridurre la bolletta;
- sottoscrivere un’offerta di energia verde con il proprio fornitore: l’elettricità immessa in rete per conto del cliente è certificata da garanzie di origine rinnovabile gestite dal GSE.
Chi sceglie un’offerta verde non consuma direttamente elettroni «verdi» — nella rete l’energia si mescola — ma finanzia in modo tracciabile la produzione rinnovabile, spingendo il mix elettrico nazionale nella direzione giusta. Per andare oltre, si può iniziare misurando il proprio carbon footprint.